lunedì, Marzo 31, 2025

Il peso dei traumi sulla salute futura dei bambini: il punto di un’ultima revisione

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Le avversità nella prima infanzia colpiscono più della metà dei bambini del mondo e rappresentano un fattore di rischio significativo per problemi di salute cognitiva e mentale in età adulta, come depressione, ansia, disturbi comportamentali e, in casi estremi, persino schizofrenia. Lo studio fondamentale su larga scala di Felitti et al. ha dimostrato che le esperienze infantili avverse e stressanti esercitano un effetto cumulativo sulla salute mentale e fisica per tutta la vita: l’esposizione a un numero maggiore di esperienze avverse, come negligenza, abuso e violenza domestica o uso di droghe, ha avuto un impatto graduale sui risultati sanitari. In un’ampia e aggiornata revisione della ricerca in questo ambito, gli studiosi dell’Università della California, Irvine, illuminano i profondi impatti di queste esperienze infantili avverse sullo sviluppo del cervello e introducono nuovi percorsi per comprenderle e affrontarle.

Il loro studio, pubblicato su Neuron, esamina i meccanismi alla base delle conseguenze a lungo termine dello stress infantile (avversità). Nonostante un’ampia ricerca che abbraccia oltre sette decenni, gli autori sottolineano che restano domande importanti senza risposta. Ad esempio, come fanno gli adulti, dai genitori ai ricercatori, a comprendere appieno cosa viene percepito come stressante da un neonato o da un bambino? Tali interrogativi concettuali, così come l’uso di strumenti di ricerca all’avanguardia, possono fornire una tabella di marcia, guidando gli esperti verso lo sviluppo di metodi innovativi e fornendo soluzioni a questo urgente problema di salute mentale. La Dr. ssa Tallie Baram, autrice principale, professoressa di pediatria e una delle principali ricercatrici al mondo in questo campo, col coautore Matthew Birnie, un PhD dell’UC Irvine, identificano diverse aree chiave per ulteriori indagini:

  • Cosa percepisce come stressante il cervello in via di sviluppo?
  • Quali aspetti dello stress influenzano in modo più significativo la maturazione del cervello?
  • Quali età evolutive sono più vulnerabili alle avversità?
  • Quali sono i mediatori molecolari degli effetti dello stress sul cervello?
  • In che modo esperienze stressanti transitorie possono portare a disfunzioni durature?

Una scoperta degna di nota è una nuova forma di stress precoce: input sensoriali imprevedibili da parte di chi si prende cura di loro e dall’ambiente. Questo fattore gioca un ruolo sostanziale negli esiti neuroevolutivi avversi, anche dopo aver controllato le esperienze infantili avverse ben note, che sono collettivamente denominate ACE.

La revisione evidenzia i limiti degli attuali sistemi di punteggio ACE nel prevedere accuratamente gli esiti individuali e sottolinea la complessità dello stress precoce. Fattori emergenti, come caratteristiche sociali e antropogeniche come disuguaglianza e inquinamento, stanno guadagnando riconoscimento come potenziali fattori contribuenti. I modelli animali sono stati determinanti nello svelare i meccanismi alla base degli effetti sullo sviluppo del cervello. La ricerca ha rivelato che diversi tipi di stress possono produrre risultati distinti, influenzati dalla natura e dalla tempistica dello stress, nonché dalle variazioni di specie, ceppo e sesso. A livello molecolare, lo stress precoce può alterare sostanzialmente l’espressione genica neuronale attraverso meccanismi epigenetici. Questi cambiamenti possono portare a modifiche a lungo termine nel modo in cui il cervello risponde alle esperienze successive.

A livello di circuito, lo stress precoce può interrompere la maturazione delle reti cerebrali interferendo con processi di sviluppo cruciali, tra cui oscillazioni neuronali e potatura sinaptica. La revisione identifica anche i principali mediatori molecolari dello stress precoce, tra cui glucocorticoidi e neuropeptidi come CRH e ormoni pineali. La ricerca in corso sta scoprendo nuovi ruoli per queste molecole in specifici circuiti neurali interessati dallo stress precoce. Alla luce di queste scoperte, i ricercatori propongono di ridefinire lo stress precoce come “avversità precoce” per comprendere meglio le diverse esperienze che possono avere un impatto sullo sviluppo del cervello, anche quelle non tradizionalmente percepite come stressanti. I ricercatori suggeriscono di incrementare i finanziamenti e l’attenzione verso questo ambito di studio fondamentale, evidenziandone il potenziale per migliorare i risultati in materia di salute mentale e ridurre il peso sociale delle avversità nei primi anni di vita.

  • A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.

Pubblicazioni scientifiche

Birnie MT, Baram TZ. Neuron 2025 Mar 17; in press.

Smith KE, Pollak SD. J Neurodev Disord. 2020; 12:34

Boullier M, Blair M. Paediat Child Health 2018; 28:132.

Hughes K et al. Lancet Public Health. 2017; 2:e356.

Dott. Gianfrancesco Cormaci
Dott. Gianfrancesco Cormaci
Laurea in Medicina e Chirurgia nel 1998; specialista in Biochimica Clinica dal 2002; dottorato in Neurobiologia nel 2006; Ex-ricercatore, ha trascorso 5 anni negli USA (2004-2008) alle dipendenze dell' NIH/NIDA e poi della Johns Hopkins University. Guardia medica presso la Clinica Basile di catania (dal 2013) Guardia medica presso la casa di Cura Sant'Agata a Catania (del 2020) Medico penitenziario presso CC.SR. Cavadonna dal 2024. Si occupa di Medicina Preventiva personalizzata e intolleranze alimentari. Detentore di un brevetto per la fabbricazione di sfarinati gluten-free a partire da regolare farina di grano. Responsabile della sezione R&D della CoFood s.r.l. per la ricerca e sviluppo di nuovi prodotti alimentari, inclusi quelli a fini medici speciali.

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