La curcuma è una spezia molto utile per la salute, digestiva e non solo: possiede quasi un centinaio di composti fra aromatici, terpeni, sesquiterpeni e polifenoli. L’estratto ha azione antinfiammatoria, antiossidante, antispastica ed anche antitumorale e tonica gastrica. Tradizionalmente l’estratto più studiato è a base di sostanze aromatiche (curcuminoidi). Ma i composti terpenoidi dell’olio e dell’estratto volatile hanno anch’essi le loro azioni biologiche. Uno di questi, il furanodienone (FDN), è un composto che possiede alcuni doppi legami carbonio-carbonio in grado di reagire con gruppi chimici di proteine ed enzimi. Fra questi sembra che ci sia Keap-1, l’inibitore fisiologico del fattore di trascrizione Nrf-2 che protegge le cellule dallo stress ossidativo.
Uno studio pubblicato molto recentemente indicherebbe che potrebbe trovare impiego nel trattamento della malattia infiammatoria intestinale o IBD (m. di Crohn e rettocolite ulcerosa). I pazienti con IBD solitamente iniziano a manifestare sintomi in giovane età; circa il 25% dei pazienti viene diagnosticato prima dei 20 anni. Attualmente non esiste una cura per l’IBD, quindi i pazienti devono attenersi a trattamenti per tutta la vita per gestire i sintomi, tra cui dolore addominale e diarrea, sopportando significative conseguenze psicologiche ed economiche. Un team internazionale ha trovato che il furanodienone si lega selettivamente e regola un recettore nucleare coinvolto nella malattia infiammatoria intestinale, il recettore pregnano X (PXR-alfa).
I recettori nucleari fungono da sensori all’interno del corpo per un’ampia gamma di molecole, comprese quelle coinvolte nel metabolismo e nell’infiammazione. Il PXR svolge specificamente un ruolo nel metabolismo di sostanze estranee, come tossine alimentari e prodotti farmaceutici. Il legame tra FDN e PXR deve essere regolato attentamente perché l’attivazione eccessiva del recettore può portare a un aumento del metabolismo e della potenza di altri farmaci e metaboliti di segnalazione nel corpo. L’FDN è una molecola piccola che riempie solo una parte della tasca di legame del PXR. Lo studio mostra che ciò consente a un composto aggiuntivo di legarsi simultaneamente, aumentando così la forza complessiva del legame e i suoi effetti antinfiammatori in modo controllato.
FDN riduce l’infiammazione nel colon attivando la capacità di PXR di sopprimere la produzione di citochine pro-infiammatorie nel corpo. Sebbene i ricercatori siano a conoscenza di FDN da decenni, non ne avevano determinato le funzioni o gli obiettivi nel corpo fino ad ora. Mentre i pazienti con IBD hanno trovato un po’ di sollievo attraverso cambiamenti nella loro dieta e integratori a base di erbe, non è chiaro quali composti chimici negli alimenti e negli integratori siano responsabili dell’alleviamento dell’infiammazione intestinale. Con l’FDN ora identificato come un composto con potenziale per trattare l’IBD, questo componente specifico dello zenzero può essere estratto per sviluppare versioni molecolari più efficaci.
Un ulteriore vantaggio dell’FDN è che può aumentare la produzione di proteinedella giunzione stretta che riparano i danni al rivestimento intestinale causati dall’infiammazione. L’IBD, infatti, è caratterizzata da permeabilità mucosale alterata (leaky gut), che permette l’entrata nel torrente sanguigno di sostanze digerite, tossine e batteri patogeni. Nello studio è stato dimostrato che gli effetti dell’FDN sono limitati al colon, prevenendo effetti collaterali in altre aree del corpo. Lo studio è stato pubblicato di recente sulla rivista Nature Communications.
- A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.
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