Il danno renale indotto da farmaci, o nefrotossicità, è una complicazione comune nella medicina clinica che si verifica quando determinati farmaci a determinate dosi danneggiano i reni. La nefrotossicità può verificarsi con diversi tipi di medicinali, tra cui farmaci antinfiammatori comuni o FANS, il paracetamolo (Tachipirina), alcuni antibatterici, antiretrovirali o chemioterapici e può portare all’interruzione o alla limitazione delle terapie ai pazienti. Storicamente gli analgesici sono stati i più incriminati, seguiti da antitumorali, diuretici ed antibiotici aminoglicosidici. I markers di funzionalità renale, generalmente individuano un danno renale entro le 24 ore; questo fa perdere tempo prezioso ai clinici per fargli recuperare la situazione col meno danno possibile.
Il Critical Path Institute® (C-Path) e il Boston Medical Center hanno pubblicato i risultati di sei biomarkers che potrebbero migliorare la diagnosi precoce e accurata del danno renale, portando allo sviluppo di farmaci più sicuri e a migliori risultati in termini di salute per tutti i pazienti. I risultati della nuova collaborazione sono stati pubblicati di recente su Clinical Pharmacology & Therapeutics. Il dottor Sushrut Waikar, primo autore dell’articolo, ha affermato che questi biomarkers potrebbero offrire un approccio per rilevare il danno renale indotto da farmaci prima rispetto agli standard esistenti per il monitoraggio della salute renale e possono portare a opzioni di trattamento più tollerabili.
Il team di ricerca ha esaminato i livelli urinari di biomarkers proteici in volontari sani e pazienti sottoposti a trattamento per il mesotelioma con cisplatino, un antitumorale noto per avere effetti tossici sui reni. Ciò ha permesso ai ricercatori di comprendere meglio come la funzionalità renale cambia in risposta a un danno. Il team ha valutato le prestazioni di sei promettenti biomarkers per rilevare danni renali indotti da farmaci con maggiore sensibilità e specificità rispetto ai marcatori tradizionali. Per esempio, prendendo biomarkers attuali come la creatinina sierica, questa a volte può impiegare diversi giorni per raggiungere livelli anomali, ritardando le opzioni di trattamento clinico per limitare il danno.
Fra i markers indagati ci sono state la cistatina, C, la clusterina, l’osteopontina, la glicoproteina KIM-1 ed altre che vengono sia rilasciate dai glomeruli in seguito al danno, che normalmente secrete e poi riassorbite nel filtrato glomerulare. Considerato il loro costante turnover, qualsiasi aumento ingiustificato può essere molto più preciso di una variazione dei livelli di creatinina o di azotemia sensibili primariamente al volume idrico, che è condizionabile da svariati fattori. Adottare il dosaggio sistematico di queste proteine nel torrente sanguigno e nelle urine in pazienti critici potrebbe aiutare i clinici a prendere decisioni terapeutiche più rapide nella gestione di un evento di insufficienza renale acuta.
- A cura del Dr. Gianfrancesco Cormaci, PhD, specialista in Biochimica Clinica.
Pubblicazioni scientifiche
Waikar SS et al. Clin Pharm Ther. 2025; in press.
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Waikar SS et al. Amer J Kidney Dis. 2018; 72:538.
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